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sabato 8 settembre 2018

Bella Umbria

Lo scorso mese di maggio ho finalmente esaudito un grande desiderio che da anni avevo nel cuore: un viaggetto in Umbria, una regione che ho già visitato in passato.   Assisi, Gubbio, Perugia hanno senza dubbio il loro fascino, ma questa volta abbiamo lasciato le classiche mete e come prima tappa abbiamo sostato a Piediluco, un ridente paesino di origine medievale, situato sulle sponde del lago omonimo, famoso per essere la sede di ritiri, stage e allenamenti degli atleti di canottaggio.
Il piccolo lago,  che ricorda nella sua forma e nei suoi colori i laghetti alpini, è circondato dal verde dei boschi ed infonde  pace e serenità 



Il paesino che si affaccia sulle sponde del lago è un piccolo gioiello,  non a caso inserito tra i borghi più belli d' Italia.
Le colorate casette, accatastate le une alle altre, sono appena separate da vicoli, archi  e caratteristiche scalette,






 La Chiesa di san Francesco fu edificata intorno al 1338, a ricordo del passaggio del Santo.
Piediluco è inoltre una tappa della Via di San Francesco, un cammino che parte dal Santuario della Verna, dove Francesco ricevette le stigmate e termina a Greccio o a Roma.


Il lago alimenta, insieme alle acque del fiume Velino, la cascata della Marmore, la seconda tappa del viaggio.
Costruita dai Romani per bonificare un'area paludosa, con i suoi 165 metri di dislivello,  è considerata una delle maggiori attrazioni naturalistiche dell' Italia. Inserita in un grande parco naturale è accessibile dal basso (belvedere inferiore) o dall' alto (belvedere superiore).
Un suono di sirena che annuncia l'apertura delle paratie che regolano la portata dell' acqua ci fa correre verso il belvedere superiore.
All' inizio la  cascata non ci entusiasma granchè

ma man mano che la portata dell'acqua aumenta la cascata cambia aspetto e diventa spettacolare!
Spruzzi d'acqua e il fragore delle acque ci accompagnano mentre dal  belvedere superiore scendiamo da uno dei numerosi sentieri che attraversano il parco verso il belvedere inferiore








 Un serie di ponticelli e percorsi guidati permettono di ammirarne la bellezza da vicino e immancabilmente ci ritroviamo bagnati dagli schizzi d'acqua e dall' umidità.
Nel pomeriggio raggiungamo Cascia. Mia mamma mi ha trasmesso una grande devozione a Santa Rita, la Santa dei casi impossibili. Non avevo però mai visitato i suoi luoghi natii, e finalmente quest'anno se ne è presentata l'occasione.
Cascia è un piccolo paese di origine medioevale sulle montagne umbre. La Basilica dedicata alla Santa,  è situata proprio al centro del borgo, accanto al Monastero in cui Santa Rita visse dopo aver preso i voti.


L'interno del Monastero non è più visitabile a causa delle lesioni provocate dal terremoto degli scorsi anni.  Abbiamo visitato il cortile interno dove si trova il pozzo a cui la  Santa attingeva l'acqua e la vite miracolosa, nata da un secco ramoscello e che ancora oggi fruttifica. Inoltre in un locale   sono stati riuniti alcuni cimeli storici quali l'anello nuziale della Santa, il Suo Rosario e la Cassa Solenne che ne  ha contenuto le spoglie per ben tre secoli.
La parte per me  più emozionante  è stata la visita a Roccaporena, il paese dove nacque e visse   Santa Rita  prima di entrare in Convento. Roccaporena  dista pochi chilometri da Cascia percorrendo una strada che si inerpica sulla montagna.
Tutto qui la ricorda: la casa in cui nacque

e quella in cui visse con il marito e i due figli, che  ora è una  piccola chiesa

l'orto dove avvenne il miracolo delle rose, appena sopra il paesino e raggiungibile con un comodo sentiero

ed infine   lo Scoglio della preghiera, dove la Santa si recava giornalmente per pregare. Lo scoglio domina il paese e il sentiero per raggiungerlo è diventato una Via Crucis percorsa giornalmente da numerosi pellegrini.
Ci si lascia alle spalle il vociare dei turisti scesi dai pullman, i negozi di souvenir, i ristoranti che offrono specialità del posto e ci si immerge nel silenzio e nella preghiera.

Roccaporena si allontana sempre più e dopo un'oretta di cammino siamo alla sommità del monte 
Qui siamo  accolti da una semplice Cappelletta che racchiude al proprio interno la roccia su cui la Santa pregava e sulla quale sono visibili i segni lasciti dai suoi  gomiti e dalle ginocchia. Rita raggiungeva questo luogo per sentirsi più vicina a Dio e veramente la sensazione, una volta arrivati a questo luogo santo, è proprio quella . La presenza di Dio si avverte nella bellezza del luogo, nella spiritualità che lo avvolge, nella natura che ci circonda, nel soffio del vento.
Santa Rita ha vissuto una vita normale ed ha provato le gioie e i dolori che la gran parte delle persone provano: è stata moglie, madre, vedova, ha provato l'immenso dolore della morte dei figli, ha sopportato il male che le minava il fisico,  e sicuramente questa sua "normalità" la avvicina   ai nostri cuori  rendendola  partecipe delle nostre gioie e dolori.

mercoledì 22 agosto 2018

Cappuccetto rosso vieni vieni qua.....


La "canzone-tormentone" durante i giochi con la mia nipotina Elisa è la famosa filastrocca per bambini che appunto narra le avventure di Cappuccetto Rosso e del suo incontro con il lupo. 
Elisa vuole sempre che gliela canti e  si diverte un mondo a mimare con gesti tutti suoi le parole della canzone e soprattutto quando arriva il momento del lupo la sua mimica facciale esprime     nel miglior modo possibile l'espressione del lupo arrabbiato, facendo sbellicare dalle risa.
E allora come non potevo rappresentare le avventure di Cappuccetto sulla busta per il compleanno di Elisa.
2 anni tondi tondi festeggiati nei giorni scorsi con tanto di torte, giochi, regali e soprattutto la presenza  di tutti gli  amati cuginetti








E adesso tutti a cantare!
"Cappuccetto Rosso, vieni, vieni qua
Se ti vede il lupo ti mangerà

Io non ho paura perché devo andare
Dalla mia nonnina che mi aspetta già

Giunta alla casetta, la nonna non c’era
c’era un grosso lupo nero

Arriva un cacciatore, con un gran fucile
spara su nel cielo e fa bum, bum, bum!

Evviva Cappuccetto, evviva Cappuccetto
che dal lupo nero non si fa mangiar!"

venerdì 3 agosto 2018

Borsettine ripiene di lavanda

Piccoli pensieri per le mie amiche: borsettine ripiene di lavanda, da appendere alle grucce per profumare gli armadi....................per prolungare nel tempo il profumo dell'estate.






Il profumo è l’intelligenza dei fiori. (Henry de Montherlant)

domenica 29 luglio 2018

E' nata Emma

Una settimana è passata  dalla nascita di Emma, ma io sono ancora frastornata e non ho ancora ben realizzato di essere diventata nonna per la quarta volta.
L'arrivo di Emma, inatteso e insperato, ha portato tanta gioia nelle nostre case; il Signore ha voluto dimostrare  ancora una volta di essere sempre presente  in mezzo a noi.
Buona vita piccola Emma





Ti lodo, perché mi hai fatta come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.

Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formata nel segreto,
intessuta nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno vista i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
(salmo 139)

giovedì 19 luglio 2018

Vestitino mirtillo

Quanto mi sono divertita e rilassata a cucire questo vestitino per la mia nipotina.
I mirtilli sulla bella stoffa fanno venire voglia di mangiarli e mi hanno conquistata a prima vista.



Troverete il chiaro tutorial qui.
Scusate la mia poca presenza sul blog ma è un periodo molto impegnativo per me.
Spero presto di poter recuperare il tempo perduto. A presto quindi buona estate.

venerdì 29 giugno 2018

Regali di compleanno

Nei giorni scorsi, in Sardegna  dove si trovava in vacanza,   mia figlia ha festeggiato il suo compleanno.
Oggi al ritorno ha trovato il mio regalo. Sapevo che le piacevano queste rose, uno schema di Gerda Bengtsson, una botanica danese i cui lavori sono tutti ispirati alla natura. Piante e fiori sono stati il soggetto unico dei suoi schemi. 
Ho usato i filati chiamati danesi, dei filati più opachi rispetto agli altri e  creati appositamente come tributo all' estro creativo di  Gerda. . Nati nel 1930 ad opera del maestro tintore Einar Hansen, che estraeva  dalle piante i colori naturali occorrenti per tingere i filati.
 Ancora oggi, anche se tinti industrialmente, conservano  il loro fascino dal sapore antico.

La cornice è stata fatta da un artigiano utilizzando dei vecchi legni, forse assi di un vecchio pavimento. 

Ho unito al regalo principale un piccolo pensiero che ero certa le sarebbe piaciuto, un segnalibro che raffigura Frida Kalho, un' artista che le è particolarmente cara. Confesso di avere copiato spudoratamente l'idea da Francesca del blog Il mondo creativo di Francesca.



 "Niente è assoluto.
Tutto cambia, tutto si muove, tutto gira, tutto vola e va via"
(Frida Kalho)