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sabato 9 gennaio 2021

Un segno del destino?

 Trovare tra la legna ricavata dalla demolizione del tetto della nuova casa in ristrutturazione  un nome conosciuto, un nome che è da sempre nel cuore.


Ciao nonno, lo so che avevi lavorato nella casa che stiamo sistemando ed ora so che sei contento di ciò che ho fatto e che sei sempre accanto a me, come allora quando bambina aspettavo il pomeriggio della domenica per la nostra passeggiata in pineta e la merenda nel prato della nonna.

venerdì 17 aprile 2020

Continua a farci volare



Ci ha lasciati un grande uomo e scrittore, Luis Sepulveda, anche lui vittima di Covid.
Ci rimangono i suoi libri che continueranno ad emozionarci, il suo esempio di  coraggio ed estrema coerenza e le sue parole che ci hanno insegnato a volare.

"Solo sognando e restando fedeli ai sogni
riusciremo ad essere migliori e,
se noi saremo migliori, 
sarà migliore il mondo"
(L. Sepulveda)

giovedì 28 agosto 2014

Una pedalata lunga 1.200 km.

Tanti i chilometri percorsi da Valentina, partita da Londra il 18 agosto, per raggiungere il suo paese natale dopo 10 giorni.
Valentina è la figlia Anna, una carissima amica nonché vicinissima di casa, scomparsa 5 anni fa, da alcuni anni vive stabilmente a Londra.
L'impresa di Valentina, in memoria della sua amatissima mamma,  è stata intrapresa per  fare opera di sensibilizzazione  per la raccolta di fondi a favore della ricerca sul cancro.
Per ben 10 giorni, con qualunque condizione atmosferica, ha pedalato con impegno e costanza, accompagnata e supportata dal compagno Richard.
Ieri finalmente l'arrivo nella piazza di S. Maria Maggiore, accolti da un nutrito gruppo  di amici e conoscenti.
Cara Vale, il rivederti dopo tanto tempo mi ha riportata indietro nel tempo, alle piacevoli conversazioni con la tua mamma, ai tuoi giocosi pomeriggi con la mia  Alina e inevitabilmente qualche lacrimuccia mi è scappata.
Complimenti per la bella impresa e non posso che concordare con quanto scritto sul cartello che ti ha accolta in piazza:
                                                         "Vale....ma quanto vali?"
Questi sono i link alle pagine che parlano della pedalata di Valentina:
Vigezzo news e justgiving.com

mercoledì 26 febbraio 2014

I tortelli di mamma Gina.

Mia mamma non era per niente una brava cuoca...........fatela cucire, lavare, rammendare, stirare,  ma non cucinare!
Ma una cosa le riusciva proprio bene: i tortelli di Carnevale.
Ora che siamo in clima carnevalesco e domani è il giovedì grasso ho rispolverato la sua vecchia ricetta, che aveva di volta in volta personalizzato a suo piacere.
Per questa ricetta non esistono delle dosi, mia mamma dosava ad occhio, "a stim" come si dice da noi e come si faceva una volta, senza tante bilance......quindi cercherò di essere il più precisa possibile, ma ognuna di voi cercherà di dosare secondo i suoi gusti.
Ingredienti:
- la mollica di un paio di panini imbevuta nel latte
- un paio di mele
- una bella manciata di uvetta
- 2 uova
- 4 cucchiai di zucchero
- 1 limone
- circa 3 bicchieri di farina
- circa 1/2 bicchiere di latte
- 1 cucchiaino di bicarbonato
- olio o strutto per friggere

Mettere a bagno l'uvetta nell'acqua tiepida e  sbucciare e tagliare le mele a pezzettini (piccoli) e irrorarle con il succo di limone.
Strizzare la mollica di pane e metterla in una terrina con le uova
Mescolare e aggiungere lo zucchero, l'uvetta e le mele con il succo  e la buccia di  limone
Unire quindi la farina ed il bicarbonato,  e diluire il tutto con il latte.....regolatevi voi, se l'impasto è troppo denso aggiungete ancora un po' di latte

Alla fine avrete un composto come questo, non deve essere troppo liquido, ma neanche eccessivamente duro

Scaldare l'olio o lo strutto e quando sarà pronto   prelevare con un cucchiaino la quantità di impasto da friggere (i tortelli friggendo si gonfiano leggermente quindi la quantità da prelevare non deve essere tanta altrimenti diventano dei tortelloni!)
Quando sono fritti sgocciolarli sulla carta da cucina e spolverizzarli di zucchero.
Buon appetito e mi raccomando, non fate come me  che mentre friggo assaggio, assaggio, assaggio e così, alla fine, la quantità da offrire è dimezzata...................

venerdì 31 gennaio 2014

La rusimàa della nonna Paci.

Mia nonna si chiamava Pacifica, Paci per gli amici e soprattutto per il marito.
Ma nulla aveva di pacifico, al contrario, era un vulcano in continua eruzione.
Dinamica, energica, scaltra, generosa  e interessata a tutto ciò che nel mondo accadeva (leggeva ben due quotidiani: La Stampa e la ormai scomparsa Gazzetta del Popolo, generalmente la mattina presto perché amava alzarsi in orari  antelucani); quindi  in anteprima avevamo da lei   le news, con i suoi coloriti commenti, soprattutto quando   il governo votava per emanare qualche nuova tassa!
Le numerose gravidanze (ben otto) e la vita dura, soprattutto negli anni della sua infanzia, lei che, orfana di madre in tenerissima età,  a soli otto anni dovette lasciare la sua amata Valle per recarsi a Parigi, al seguito di una famiglia benestante a fare la "serva", ne piegarono il fisico, ma non l'energia e la voglia di fare.
Con il nonno formava una coppia anomala: lei piccola, minuta, uno scricciolo; lui grande e grosso, un gigante. Per non parlare poi del carattere: al contrario della nonna il nonno era  tranquillo, serafico, ottimista e in un certo senso ingenuo. Falegname molto apprezzato ma, a detta della nonna, incapace di farsi pagare:  " Tira su i conti Cechin che domenica andiamo a portarli".
Il nonno non ci sentiva tanto da quell'orecchio e la tirava per le lunghe, si vergognava di chiedere i soldi, e ottimista com'era diceva sempre che qualche Santo avrebbe provveduto, con la rabbia della nonna che pensava alle numerose bocche da sfamare.
Nonostante le loro differenze la loro unione fu serena e duratura tanto che riuscirono a festeggiare anche i 50 anni di matrimonio, contornati dai figli e numerosi nipoti che erano giunti a rallegrare la loro vecchiaia.
 Oggi, complice il fatto di essere riuscita ad avere delle uova fresche, mi sono ricordata di quando, bambina, la nonna mi preparava per merenda la "rusimàa" con le uova  delle galline della Fifin, una anziana signorina che ogni settimana  ci riforniva la dispensa di uova. Sono ritornata indietro nel tempo, ho aperto i cassettini della memoria e, non ci crederete,  sentivo anche in bocca il gusto della rusimàa, che da tanti anni non assaggiavo più, e detto fatto me la sono preparata.
 Per una persona:
 1 uovo rigorosamente freschissimo.
 Battere la chiara a neve ben ferma
Unire il tuorlo e due cucchiaini di zucchero e
mescolare
Gli adulti possono aggiungere un goccio di caffè
Ed infine aggiungere qualche pezzettino di pane.
Vi garantisco è una merenda da re!


















martedì 19 marzo 2013

Auguri papà


Mario, il mio papà,  se ne è andato in silenzio, come aveva vissuto, 28 anni fa e anche se la sua vita è stata breve,  ha tracciato una strada  sulla quale continuiamo a camminare saldamente, grazie ai suoi insegnamenti.
La sua vita è stata sì breve, ma molto intensa. Giovanissimo, baldo e fiero alpino, dovette partire per la guerra, preso prigioniero trascorse quasi due anni nelle miniere di carbone della Westfalia,  dove fu  liberato dagli americani . Orfano di madre in giovane età, aveva nella religione e nella famiglia i capisaldi della sua vita.
Uomo di poche parole e di grandi silenzi, sposo e padre tenerissimo,  uomo di grande rigore morale e di enorme fede ha saputo indirizzarmi sulla strada della vita inculcandomi quei valori di onestà, rettitudine e semplicità che ancora oggi sono i pilastri su cui si fonda il mio cammino e che a mia volta ho cercato di trasmettere ai miei figli.
Mio padre nel suo genere era un artista; accanto al lavoro di capostazione che ci dava da vivere, coltivava le sue grandi passioni, sempre rigorosamente a contatto con la natura: appassionato cercatore di funghi (era rimasta famosa la volta in cui trovò in poco più di mezza giornata un gerlo di funghi), di cui conosceva tutte le specie, ma raccoglieva e mangiava  rigorosamente solo porcini: “mi ai mangi mia” (1) rispondeva lapidario a chi gli chiedeva consiglio sulla cottura di altri funghi commestibili. Ricordo con tenerezza  il rito della pulizia dei funghi, che ci coinvolgeva tutti:  mamma doveva preparare il tagliere e le cassette per l’essicazione, lui dava il filo al suo coltellino “messer” come lo chiamava  , in ricordo dei giorni passati in Germania,  noi bambini gli porgevamo i funghi e lui con delicatezza , come trattasse la cosa più preziosa al mondo, cominciava a pulirli con la pezzuolina bagnata e  ad affettarli per poi deporli nelle cassette di legno, senza dimenticare ogni volta di ricordarci che “la prima pulizia và fatta nel bosco, bambini, così la semenza rimane lì, pronta a darci l’anno prossimo altri funghi, non come quelli che vanno nel bosco  e i stropan si anca i radiisc”(2).
Le sue uscite  nei  boschi non erano mai infruttuose, quando non c’erano i funghi c’erano le fragole, i mirtilli, i dolci lamponi, i fiori di tiglio per preparare le tisane, le gemme di pino per fare lo sciroppo per la tosse, la radice di genziana per il digestivo migliore del mondo anche se “gram cume ul toscich”(3),i rami di nocciolo, flessibili e adatti a intrecciare i cesti, pezzi di legno da bruciare in inverno, insomma ritornava sempre con qualcosa tra le mani.
Altra sua passione era l’orto che coltivava con  amore e competenza…..dalla vangatura alla semina, dall’ eradicazione delle erbacce alla raccolta tutto era svolto da lui con meticolosa perizia, e ricordo la sua gioia quando il raccolto era abbondante ed il suo rammarico, invece, quando una grandinata o una  brutta stagione rovinava il raccolto “quant teemp bitù via”(4).
Negli ultimi anni della sua vita si riscoprì abile artigiano ed ecco   dalle sua mani uscire gerlini, cestini piccoli e grandi, gerloni per il fieno, rastrelli,…… gli oggetti in miniatura poi venivano tutti sistemati sopra una grossa corteccia, che diventava una piccola mostra degli oggetti di uso quotidiano nella civiltà contadina.
Zio tenerissimo di una miriade di nipoti (alla nostra tavola non mancava mai qualche nipotino “invitato speciale” ), nel momento in cui la vita gli permise di coronare il suo grande sogno di diventare nonno, di una bimba, come lui desiderava ardentemente, insorsero i primi segni della malattia che in poco tempo lo consumò.
Quanti anni sono passati…..dicono che il tempo mitiga il dolore, non è vero, secondo me  lo trasforma….da rabbia cieca contro tutto e contro tutti a struggente nostalgia, quella che provo osservando certe sue espressioni in mio fratello, o quando nell’orto lo rivedo in Angelo chino a strappare le erbacce, o in baita quando penso a come sarebbe stato felice ad averne una tutta sua.
Da tanti piccoli segni sò che mi è vicino, ma soprattutto è vicino ai suoi nipoti, all’unica che ha conosciuto in terra e agli altri che ha conosciuto dal cielo, so che ogni giorno, dal bosco incantato in cui il Signore sicuramente gli ha permesso di stare, segue con occhi attenti  i nostri passi, una mano posata sulle nostre spalle, continuando  così a vivere in noi.
AUGURI PAPA'
Traduzione dal dialetto:
(1)  Io non li magio.
(2)  non come quelli che vanno nel bosco e strappano anche le radici
(3)  amaro come il veleno
(4) quanto tempo buttato


Alcuni dei suoi lavori





 




lunedì 14 gennaio 2013

Maddalena e le sue magie

 Oggi vi voglio parlare di una persona speciale: Maddalena.

Non ricordo di avere mai visto Maddalena con le mani in mano!!!!  Ha sempre qualcosa da fare: maglia, uncinetto, cucito, ricamo …………..
In giovane età  è stata una esperta magliaia, poi con la crescita della famiglia e la conduzione della tabaccheria (erano una vera istituzione la Maddalena e il Pepe) accantonò  le macchine di maglieria, ma non la voglia di fare. Non era insolito vederla dietro il bancone del negozio  con i ferri  sotto le ascelle e il lavoro, appoggiato sul suo imponente seno, che cresceva a dismisura: tra la vendita di un pacchetto di sigarette ed un giornale c’era il tempo per dare  qualche punto. Ed ecco che, come per magia, nascevano maglioncini, scialli, sciarpe e quant’altro.  E’ sempre stata una creativa e ricordo ancora lo splendido poncho che aveva realizzato per sua figlia Rita e  che io sotto sotto invidiavo e mi chiedevo sempre come mai mia madre sapesse solo fare coperte di lana formate da tanti quadrati colorati, rigorosamente a maglia legaccio.
Con gli anni i suoi interessi crescevano sempre più; con la pensione il tempo a disposizione era aumentato quindi rispolverò le vecchie macchine di maglieria per creare bellissimi maglioncini, gilet, scialli, ecc.
Per tutti c’era sempre un consiglio, un’idea, un aiuto….
Gli anni passano, ma   la voglia di fare è sempre presente. Oggi Maddalena passa le giornate con l’  uncinetto in mano e le sue creazioni sono qualcosa di veramente fantastico: per la grazia delle forme, l’accostamento dei colori, l’applicazione di perline, fiocchetti, nastrini  che  fanno di ogni oggetto   qualcosa di unico e prezioso.  Si spazia dalle presine ai portacellulari, dalle corone del rosario ai portafazzoletti,  dai braccialetti  e cinture alle parure collane e orecchini.
A volte penso a cosa avrebbe fatto se, nella sua giovinezza, avesse avuto a disposizione i mezzi che abbiamo noi ora ( in particolare mi riferisco al magico mondo di Internet)  considerando che, senza tanti schemi e tutorial, riusciva a dar vita a   cose stupende . Maddalena ha precorso i tempi, solo con la sua creatività.  
Molte delle sue creazioni sono vendute in mercatini di beneficienza.
Anche ora che la vita le ha presentato il conto, un amaro conto che ogni mamma non vorrebbe mai dover pagare,  con l’aiuto della fede e del magico uncinetto,   sta dando un prezioso esempio e sta dimostrando una grande verità:   impegnare la mente  con qualcosa di creativo  è la migliore terapia!    
Maddalena era la migliore amica di mia madre. Un’amicizia pura, semplice, fatta anche di piccole baruffe,  di critiche costruttive, ma soprattutto di sostegno: nei momenti del bisogno Maddalena c’è sempre stata. E di questo io le sarò eternamente grata. Volete sapere quanti anni ha Maddalena?  Per la verità   l’età di una donna non si dice, vabbè fate un po’ voi i conti………. è nata nel  1919, e queste sono le sue più recenti creazioni!!!!!!!!!!
Parure collana e orecchini . Sono stati rivestiti gli anelli delle tende e abbelliti con perline dorate




Un gruppo di presine che portano in cucina tanta allegria. L'accostamento dei colori è perfetto
Piccoli portamonete e porta fazzolettini...........
Ed infine le coroncine del rosario con la loro borsettina-contenitore.